Il vicepresidente Marco Golinelli: «Decreti attuativi, investimenti e qualificazione delle imprese saranno decisivi per trasformare il nucleare in un’opportunità per la nostra manifattura»
Il via libera definitivo del Senato al Disegno di legge delega sull’energia nucleare sostenibile apre una nuova fase per l’industria italiana. Secondo Anima Confindustria, federazione di 35 associazioni che rappresenta le imprese della meccanica varia, la priorità è ora tradurre il nuovo quadro normativo in una politica industriale capace di valorizzare le competenze tecnologiche e produttive già presenti nel Paese, e di rafforzare la partecipazione delle imprese italiane ai programmi nucleari europei e internazionali.
Anima Confindustria ha seguito il provvedimento fin dalle prime fasi dell’iter parlamentare, intervenendo in audizione alla Camera per sottolineare come il nucleare rappresenti oltre ad una scelta energetica un progetto industriale di lungo periodo. Il Governo in questo contesto si è impegnato a favorire la partecipazione dell’industria italiana ai programmi di sviluppo nucleare, valorizzando il contributo delle imprese, degli enti di ricerca e delle università.
«L’approvazione della delega è un passaggio importante, ma rappresenta un punto di partenza. Sicuramente è positivo che sia stato accolto, nel corso dell’esame alla Camera, una proposta lanciata da Anima Confindustria che ha rafforzato il riferimento alla valorizzazione delle forniture nazionali ed europee nell’individuazione delle tecnologie», dichiara Marco Golinelli, vicepresidente di Anima Confindustria. «La vera sfida sarà trasformare gli indirizzi della legge in una politica industriale concreta. Servono decreti attuativi chiari, tempi certi e strumenti che accompagnino le imprese negli investimenti, nella qualificazione e nell’accesso alle nuove supply chain».
Numerose imprese rappresentate da Anima operano già nelle filiere nucleari europee e internazionali e possiedono competenze, tecnologie e certificazioni applicabili agli impianti di nuova generazione. In questo percorso opera anche il Gruppo Nucleare attivo all’interno di Anima Energia, che riunisce diverse aziende associate impegnate a favorire il confronto, la collaborazione e la crescita del settore in Italia.
«Il nucleare può diventare una leva di competitività, innovazione e autonomia strategica per il Paese», conclude Golinelli. «Per riuscirci, la filiera industriale deve essere coinvolta fin dall’inizio nelle scelte attuative. Anima è pronta a collaborare con Governo e istituzioni affinché la meccanica italiana svolga un ruolo fondamentale nello sviluppo di una filiera industriale italiana».
Il confronto proseguirà in occasione del Summit Nucleare Civile Italia-Francia 2026, promosso da Anima Confindustria in collaborazione con Ain, Business France e Ice Agenzia. La manifestazione prenderà il via il 12 ottobre a Milano e riunirà istituzioni e principali operatori industriali dei due Paesi, con incontri dedicati alla cooperazione, alle filiere e alle opportunità di business.
Export siderurgico, i primi dieci poli valgono 6,9 miliardi di euro
Nel primo semestre 2026 le esportazioni dei principali distretti siderurgici crescono dell’1,9%. Import in calo del 9,2% La siderurgia italiana tiene sui mercati esteri, ma con velocità molto diverse tra territori. Nel primo semestre 2026 le esportazioni in valore di prodotti della siderurgia, tubi e altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio dei primi dieci poli siderurgici italiani hanno sfiorato i 6,9 miliardi di euro, contro i 6,7 miliardi dello stesso periodo del 2025, segnando una crescita dell’1,9%.Il dato dei primi dieci poli risulta più dinamico rispetto all’andamento complessivo delle esportazioni: in totale sono calate dello 0,1% in valore nel semestre, a fronte di un incremento dello 0,2% in quantità. Una leggera diminuzione, spiega l’Ufficio Studi siderweb, dovuta alla riduzione dei prezzi di vendita.La classifica conferma al vertice Brescia. Udine mantiene la seconda posizione e Cremona la terza. La graduatoria registra però movimenti significativi: Milano guadagna due posizioni, Reggio Emilia ne guadagna una, mentre Bergamo perde due posizioni e Lecco una.Brescia rafforza la leadership. Milano saleIl polo bresciano si conferma il principale polo siderurgico italiano per valore dell’export e registra una crescita del 7,1%. L’aumento consente a Brescia di ampliare il vantaggio su Udine: il differenziale tra i primi due poli passa da 74,7 a 96,5 milioni di euro.Udine mantiene la seconda posizione con un incremento dell’export del 5,3%. È però Cremona a registrare la crescita più forte tra i primi dieci poli, consolidando il terzo posto: +12,6%. Il polo di Mantova, quarto in classifica, registra una contrazione dell’export del 5,8%. Movimento significativo per Milano, che con un incremento del 4,5% sale di due posizioni. Vicenza conserva la sesta posizione con un valore dell’export sostanzialmente invariato rispetto al primo semestre 2025. Il dato più negativo della graduatoria è quello di Bergamo, che registra una contrazione dell’export del 19,5% e perde due posizioni. All’opposto, Reggio Emilia segna uno degli incrementi più rilevanti, con un +11,1%, e sale di una posizione. Terni cresce del 7,8% e mantiene l’ottavo posto. Chiude la top 10 Lecco, con un export in calo del 3%.Quanto a Taranto, sede del polo siderurgico di Acciaierie d’Italia, anche nel primo semestre 2026 è fuori dalla top 20. L’export è sceso dell’86,5%. Nel 2025, il valore era calato del 40,3% rispetto all’anno prima, fermandosi a 42 milioni di euro (erano stati 362 milioni nel 2022). Import: dai primi dieci poli 500 milioni di euro in menoIl quadro cambia sul fronte degli acquisti dall’estero. Nel primo semestre 2026 le importazioni dei primi dieci poli siderurgici sono diminuite del 9,2%, passando da 5,8 a 5,3 miliardi di euro: circa 500 milioni di euro in meno in un anno.A livello nazionale la contrazione è ancora più marcata: le importazioni di prodotti della siderurgia, tubi e altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio diminuiscono del 13% in valore e del 15,9% in quantità.Particolarmente rilevante la diversa dinamica tra fornitori europei ed extra Ue. Le importazioni in quantità dai Paesi extra Ue diminuiscono del 22,5%, pari a circa 1,6 milioni di tonnellate, mentre quelle dai Paesi Ue calano del 2,1%. Nel quadro delineato dall’analisi dell’Ufficio Studi siderweb, la riduzione degli acquisti extra Ue è collegata anche all’entrata a regime del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam).
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